Secondo post della serie ‘Gobliniana’, anch’esso ispirato ad una mia recensione, questa volta pubblicata su John's Classic Rock(http://classikrock.blogspot.com/2011/11/reale-impero-britannico-perche-si.html).
“Perché si uccidono” è un oggetto misterioso. Provate a fare una ricerca: nonostante questo disco interessi settori diffusamente indagati come quelli delle colonne sonore e del rock progressivo, le informazioni che otterrete sia dal web che dalla carta stampata saranno pochissime, in pratica sempre le stesse e molto imprecise. Sì perché per venire a capo di questo enigma, bisogna conoscere i Goblin come le proprie tasche, intuire le cose mai dette dai musicisti e filtrare quelle dette, sapersi muovere con sicurezza nel vastissimo campo minato della produzione cinematografica italiana.
La copertina dell’album riporta infatti ben poche informazioni: sul fronte, oltre al titolo, ad una anonima foto a colori tratta dalla pellicola ed all’indicazione “colonna sonora originale del film” c’è il logo ‘incoronato’ de “Il Reale Impero Britannico” e la dicitura “musica composta e diretta da Willy Brezza”, mentre sul retro sono indicati i titoli e gli autori di ogni brano, dati dai quali emerge che Willy Brezza ha in realtà composto solo le tracce presenti sul secondo lato e che quasi tutte quelle sul primo lato sono invece firmate da Frizzi, Simonetti, Morante, Pignatelli, Martino. L’etichetta riporta inoltre la data di pubblicazione dell’album: il 1976, anno di uscita nelle sale della pellicola. Tutto qui.
Basandosi su questi pochi elementi, tutti i recensori susseguitisi nel corso dei decenni hanno affermato che il disco contiene la colonna sonora di ‘Perché si uccidono’, eseguita nel 1976 da una formazione parallela dei Goblin, una specie di ‘side project’ di breve durata in analogia con i ‘Cherry Five’. Le cose però non stanno così. In realtà l’album contiene materiale di provenienza eterogenea, composizioni incise dai Goblin nei primi mesi del 1975, nel medesimo periodo in cui il gruppo realizza lo score di “Profondo rosso”. In particolare sul ‘lato a’ troviamo quattro brani che sono il frutto di un esperimento tentato da Carlo Bixio, il produttore della Bixio/Cinevox, che affianca ai Goblin il musicista e compositore Fabio Frizzi, spronando i musicisti a realizzare composizioni da sfruttare in ambito cinematografico, come in effetti poi avviene. I brani in questione sono Epopea ed Epopea reprise, galoppate progressive in cui la melodia di sinth rievoca il Theme one nell’esecuzione dei Van Der Graaf Generator con mellotron, gong e batteria fragorosi; la delicata ballata per piano elettrico e chitarra acustica Ammoniaca e la dolce Edda per il flauto e soprattutto per la voce di Edda Dell’Orso, l’interprete dei passaggi più lirici delle partiture di Ennio Morricone. La ritmata e dance Kalu (già edita in precedenza) è invece tratta dalla colonna sonora di “Amore libero – Free love”, composta da Fabio Frizzi ed eseguita dai Goblin nel luglio del 1974. L’esperimento non dà altri frutti e Frizzi costituisce assieme a Franco Bixio e Vince Tempera i Bixio-Frizzi-Tempera, specializzati in colonne sonore e quindi riprende la carriera solista, sempre nell’ambito della musica applicata, avvalendosi sovente dell’ausilio dei componenti dei Goblin come musicisti da studio.
Basandosi su questi pochi elementi, tutti i recensori susseguitisi nel corso dei decenni hanno affermato che il disco contiene la colonna sonora di ‘Perché si uccidono’, eseguita nel 1976 da una formazione parallela dei Goblin, una specie di ‘side project’ di breve durata in analogia con i ‘Cherry Five’. Le cose però non stanno così. In realtà l’album contiene materiale di provenienza eterogenea, composizioni incise dai Goblin nei primi mesi del 1975, nel medesimo periodo in cui il gruppo realizza lo score di “Profondo rosso”. In particolare sul ‘lato a’ troviamo quattro brani che sono il frutto di un esperimento tentato da Carlo Bixio, il produttore della Bixio/Cinevox, che affianca ai Goblin il musicista e compositore Fabio Frizzi, spronando i musicisti a realizzare composizioni da sfruttare in ambito cinematografico, come in effetti poi avviene. I brani in questione sono Epopea ed Epopea reprise, galoppate progressive in cui la melodia di sinth rievoca il Theme one nell’esecuzione dei Van Der Graaf Generator con mellotron, gong e batteria fragorosi; la delicata ballata per piano elettrico e chitarra acustica Ammoniaca e la dolce Edda per il flauto e soprattutto per la voce di Edda Dell’Orso, l’interprete dei passaggi più lirici delle partiture di Ennio Morricone. La ritmata e dance Kalu (già edita in precedenza) è invece tratta dalla colonna sonora di “Amore libero – Free love”, composta da Fabio Frizzi ed eseguita dai Goblin nel luglio del 1974. L’esperimento non dà altri frutti e Frizzi costituisce assieme a Franco Bixio e Vince Tempera i Bixio-Frizzi-Tempera, specializzati in colonne sonore e quindi riprende la carriera solista, sempre nell’ambito della musica applicata, avvalendosi sovente dell’ausilio dei componenti dei Goblin come musicisti da studio.
Il secondo lato contiene invece le composizioni firmate da Brezza per “Perché si uccidono” con arrangiamenti realizzati appositamente per l’album (pratica usuale nel campo della musica da film), diversi rispetto alle ‘film version’. My damned shit, interpretata da Tony Tartarini (all’epoca cantante dei Goblin ed infatti appare anche nella foto sul retro di “Profondo rosso”), è una canzone con un testo a tema (la ‘merda’ del titolo è chiaramente la droga) dall’impostazione melodica datata che richiama certi brani per i western all’italiana e nella pellicola è presente in varie versioni strumentali più apprezzabili. Si va decisamente meglio con le successive Dodici e un quarto (veramente grandiosa l’allucinante ‘film version’ rimasta inedita), Block (il pezzo migliore dell’album con assoli di chitarra elettrica e moog), R.I.B. (in cui il piano elettrico sembra anticipare le sonorità degli Alan Parsons Project), le esili Apotheke e Distrazioni, tutti brani in cui sono Simonetti e Morante a farsi apprezzare maggiormente.
‘Perché si uccidono’ è la prima ed unica opera cinematografica di Mauro Macario (figlio del celebre Erminio) che in seguito inciderà l’album “Amoropolis”, curerà per la RAI la regia televisiva di concerti rock e si dedicherà alla scrittura. Il film narra le vicende di Andrea, un giovane ribelle che rifiuta il padre capitalista e non sopporta l’ipocrisia della sorella ma che finisce invischiato nella droga per amore di Anna. La pellicola, pur ottenendo il visto di censura il 3 marzo 1975, viene proiettata per la prima volta il 30 marzo 1976 ed ottiene complessivamente appena 17.000 spettatori per poi sparire nel nulla, diventando chimera per i collezionisti.
E’ quanto mai curioso osservare che se si volesse mostrare una foto con la formazione dei fantomatici ‘Il Reale Impero Britannico’ bisognerebbe ricorrere a quella che compare sul retro del LP ‘Profondo rosso’. Mi ricordo che da ragazzino mi chiedevo chi fosse quel signore (sembrava più ‘grande’ degli altri quattro musicisti, probabilmente a causa della posa con pipa ed occhiali) appoggiato al camino del salotto di casa Morante. All’inizio pensai che si trattasse di Gaslini ma non ci assomigliava granché, solo molti anni dopo scoprii che era Antonio ‘Tony’ Tartarini che all’epoca di ‘Profondo rosso’ era il cantante dei Goblin (aveva reinciso Chery Five) ma che non aveva partecipato in alcun modo alle registrazioni della pellicola di Argento.
Concludo dicendo che per me l’album ‘Perché si uccidono’ è indissolubilmente legato alla più memorabile ‘botta di culo’ che mi sia mai capitata come collezionista. Ma il post è già troppo lungo e questa storia ve la racconterò un’altra volta….


























